18 dicembre 2011

Anfione e Zeto: i due gemelli che regnarono su Tebe

La storia di Anfione e Zeto, i due fratelli gemelli cui toccò in sorte di regnare congiuntamente sul regno di Tebe, prende avvio da una delle innumerevoli scappatelle extraconiugali di Zeus
Questa volta, Zeus aveva preso di mira Antiope, figlia del re di Tebe, Nitteo, giovane donna che il padre dell'Olimpo sedusse assumendo le sembianze di un satiro. Ben presto però la ragazza scoprì di essere rimasta incinta e, temendo la reazione del padre, decise di chiedere asilo ad Epopeo, re della corte di Sicione, che accolse volentieri la povera Antiope.
Ma Nitteo, come era facile immaginare, non accettò di buon grado la fuga della figlia così lasciò l'incarico a Lico, suo fratello, di raggiungere Antiope per infliggerle la giusta punizione. Ciò ordinato, poi, il re Nitteo si tolse la vita.
Intanto Lico aveva raggiunto la giovane e, dopo aver ucciso re Epopeo, reo di averla ospitata, la ricondusse a Tebe. E fu proprio durante il viaggio che Antiope diede alla luce i due gemellini figli di Zeus che però il viscido Lico le ordinò di abbandonare tra le montagne. Fortunatamente qui i pargoli vennero trovati da una compassionevole coppia di pastori che si prese cura dei fratellini allevandoli con amore.
Per lunghi anni Antiope visse senza un padre, lontana dai propri figli e tenuta come schiava da Lico e dalla moglie di questi, Dirce, finché un giorno non riuscì a fuggire. Durante il cammino poi la donna si imbattè in due baldi giovani che riconobbe subito come suoi figli, Anfione e Zeto. La piccola famiglia si era finalmente riunita e i due ragazzi pensarono subito di vendicare la madre per i torti e le angherie subiti. Secondo alcune fonti essi scacciarono Lico dal trono di Tebe, del quale egli intanto si era impossessato; secondo altre fonti ancora, invece, essi lo uccisero, mentre la moglie, Dirce, fu da questi legata alle corna di un toro che la straziò fino ad darle la morte.  
A partire da quel momento, Anfione e Zeto furono i legittimi eredi del trono di Tebe, regno che inizialmente governarono congiuntamente. Di indole molto diversa, infatti, i due non avevano motivi per intralciarsi l'un l'altro: Zeto era amante della caccia, delle attività fisiche, dell'azione mentre Anfione prediligeva la vita di corte, amava le Muse, la musica e dimostrò di avere del talento come suonatore della lira. Addirittura ad essi è attribuita la costruzione delle possenti mura di cinta della città: ogni mattone trasportato dal forzuto Zeto si incastrava magicamente sull'altro all'incantevole suono della lira suonata da Anfione.
Quest'ultimo poi un giorno convolò a giuste nozze con Niobe dalla quale ebbe diversi figli. Ma la collera di Artemide e Apollo per la superbia della donna distrusse l'armonia e la felicità duramente conquistata. Gli dei infatti inflissero la morte ai pargoletti della coppia, portando Anfione alla pazzia, o al suicidio. Zeto, dal canto suo, non riuscì a sopportare la perdita dell'amato fratello e morì poco dopo.

(Foto di Allie Caulfield - Flickr - CC)

1 commento:

  1. Poveri gemellini abbandonati... ma che cattiveria! ;-)

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