19 dicembre 2011

Didone abbandonata da Enea: amore, passione, maledizione

Dalla penna del grandissimo Virgilio e dal suo poema Eneide prendono forma i più noti e memorabili racconti relativi alle avventure di Enea in seguito alla fine della guerra di Troia, fino al suo arrivo nel Lazio e alla fondazione di Roma.
L'eroe, si narra, dopo aver perso la moglie Creusa durante l'ultima terribile notte della guerra di Troia, in cui la città fu data alle fiamme, comincia la sua fuga insieme con il figlioletto Ascanio e l'anziano padre Anchise. Il pellegrinaggio è lungo, denso di insidie e di malefici interventi soprannaturali, come i vari naufragi provocati da Giunone, l'ultimo dei quali fa approdare Enea e l'esigua compagnia sulle coste della Libia.
A questo punto, sarà la madre dell'eroe, Venere, sotto le mentite spoglie di una cacciatrice, a dare indicazioni al gruppo per poterli fare giungere nella vicina città di Cartagine, fondata dalla regina fenicia Didone.
Dai racconti si apprende che Didone era sposa del ricco zio Sicheo che però il crudele ed invidioso Pigmalione - fratello della donna - aveva ucciso per entrare in possesso delle sue ricchezze. Didone era riuscita a fuggire però, portandosi dietro tutti i tesori, fino alle coste del Nord Africa. Qui era stata accolta dal re Iarba il quale le aveva concesso in dono tanta terra quanta una pelle di bue avesse potuto abbracciare. Astutamente, Didone aveva ricavato delle piccole striscioline dalla pelle dell'animale, disponendoli a mo' di perimetro e riuscendo in tal modo a delimitare un'area abbastanza vasta: quell'area era diventata la città di Cartagine con Didone in qualità di indiscussa regina.
Tornando al nostro eroe, una volta giunto nella neonata città, Enea viene ben accolto da Didone che, per ennesima intercessione soprannaturale in favore dell'eroe, rimane vittima di una delle frecce d'amore scoccate dall'arco di Cupido. L'innamoramento nei confronti del giovane è immediato e irriducibile. I due si abbandonano completamente al sentimento, riuscendo a regalarsi intensi momenti di estrema felicità in totale balia di una bruciante e travolgente passione.
Per il re Iarba però è inaccettabile che Didone abbia infranto il voto di castità e fedeltà nel confronti del marito defunto con Enea e non con lui e, per vendicarsi, invoca l'aiuto di Zeus. Enea infatti riceve in breve tempo l'ordine di rimettersi in viaggio alla volta dell'Italia, terra in cui l'eroe avrebbe dovuto fondare un regno. Nonostante le preghiere e le suppliche di Didone, Enea decide di partire, abbandonando la regina al proprio destino tragico.
Didone, vinta dal dolore e dalla delusione, ma anche dal rimorso per aver tradito la memoria del marito, maledice i Troiani e tutte le loro future discendenze. Infine, si toglie la vita bruciando in un rogo.
I due ex amanti si incontreranno in occasione della breve discesa agli Inferi di Enea. Ma nessuna parola tra loro. Didone gli volterà le spalle, amareggiata.
Enea conclude la sua missione. Virgilio lo vuole fondatore di Roma mentre a dare forma alla maledizione lanciata da Didone prima di morire ci penserà il temibile Annibale che, da Cartagine, sarà una delle più terribili spine nel fianco della nascente Roma.

(Foto di Alfor - Flickr - CC)
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2 commenti:

  1. "..adgnosco veteris vestigia flammae"
    Grande e tragica storia d'amore.
    Indimenticabile.
    Ciao Stefania, grazie!
    Lara

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  2. Davvero bella, sì! E grazie a te!

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