22 dicembre 2011

Il vecchio barone inglese: il romanzo gotico di Clara Reeve

Dopo la pubblicazione di "Il castello di Otranto" di Horace Walpole, primo esemplare coraggioso del genere, altri scrittori della fine del Settecento consegnarono ai lettori altre opere gotiche in parte pescando dalla tradizione del romance, in parte da quella del novel e in un'altra parte attingendo da Walpole stesso.
Una delle opere successive a "Il castello di Otranto" fu "Il vecchio barone inglese" (titolo originale "The old Enghlish baron") scritto da Clara Reeve, pubblicato nel 1777 e ristampato ben 13 volte.
In esso, è facile trovare tutti gli ingredienti già riscontrati in Walpole: un castello medievale e spaventoso, un villain usurpatore, un eroe all'oscuro della propria vera identità cresciuto in una famiglia di umili origini ma in realtà con del sangue blu nelle vene, ricorso al sovrannaturale e conclusione a lieto fine per tutti gli eroi positivi presenti.
Tuttavia, nonostante questi palesi punti di somiglianza con il noto precedente, Clara Reeve percorre una strada per certi versi opposta a quella di Walpole. Sua primaria preoccupazione infatti era quella di giustificare in maniera plausibile e secondo i logici dettami della ragione tutto quanto di sovrannaturale ci fosse nel suo romanzo. Il fine della scrittrice era insomma quello di mirare alla verosimiglianza, discostandosi dunque nettamente da Walpole che invece, a suo dire, aveva fatto del magico e del fantasioso una cifra un po' troppo marcata e audace. 
"Il vecchio barone inglese" infatti appare più orientato in direzione borghese e sentimentale con l'accoglienza di elementi del meraviglioso destinati però a rientrare, con la fine della vicenda narrata, entro i confini della probabilità. E' così ad esempio che la scrittrice non rinuncia al sovrannaturale e all'apparizione dei fantasmi ma è del tutto verosimile finché gli spettri compaiono in sogno! Con la Reeve dunque si può parlare di sovrannaturale giustificato, formula che pure verrà apprezzata da molti altri romanzieri gotici.
Ma c'è un altro aspetto che va evidenziato del ricettario gotico prescelto ed adottato da Clara Reeve: la commistione di elementi storici e fittizi. In "Il vecchio barone inglese" è evidente una ricostruzione storica tendente al vero dato che il romanzo è ambientato durante il regno di Enrico V. Tuttavia al di là di queste coordinate realistiche tutta la vicenda e i personaggi sono frutto della fantasia e della ispirazione dell'artista. Il contesto storico però non serve da semplice cornice, come si potrebbe pensare ad una prima impressione, ma serve alla Reeve come impalcatura di riferimento per ricordarsi di rimanere sempre entro i limiti della verosimiglianza, senza eccedere troppo con il fantasioso e sfruttando anzi la vicenda per fini morali - seppur in chiave borghese. E' così che il villain viene catturato, i due eroi positivi convolano a giuste nozze e per di più nella più assoluta agiatezza economica diventando i veri titolari del castello, e il bene vince sul male.
A partire da questo momento ci si dovrà aspettare di imbattersi in due principali tipi di romanzo gotico: quello più simile alla formula adottata da Clara Reeve, più aderente al vero in cui l'impianto narrativo procede per accumulazione di fatti poi ricostruiti e giustificati secondo logici criteri di causa ed effetto fino al completo recupero della situazione arcadica iniziale; e quello invece più audace e spettacolare, con una struttura a spirale, che procede sempre più verso il basso, verso il delirio, l'inconscio e dove l'arcadia è persa per sempre.

(Foto di Torley - Flickr - CC)
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