19 dicembre 2011

Le donne diventano le protagoniste del romanzo: eccone le ragioni

A partire dal momento in cui il romanzo si afferma come genere letterario principe nel Settecento, vantando una maggiore diffusione e una migliore accoglienza da parte del pubblico, comincia a notarsi una tendenza sempre più adottata da parte degli scrittori: la scelta di una donna come protagonista delle loro opere.
Alla base di questa scelta è possibile ravvisare le coordinate dei vari cambiamenti sociali e culturali che stavano investendo la società dell'epoca.
Durante il Settecento, infatti, con l'affermazione della ricca classe borghese comincia a farsi spazio un approccio nuovo nei confronti della vita. L'uomo inizia cioè a dedicarsi maggiormente alla sfera pratica e quotidiana della propria esistenza, ai rapporti sociali, al tempo libero, agli appuntamenti mondani, tutti ambiti in cui assume sempre più rilevanza l'apparenza, l'aspetto estetico. E qui entra in gioco la donna.
Tutto quanto riguarda infatti l'abbigliamento, il mobilio, l'arredamento, l'organizzazione, l'arte e le mere manifestazioni di lusso diventano sua unica prerogativa. In particolare le arti, per influsso della donna, cominciano a connotarsi di un'aura libertina e sensuale sempre più marcata.
Di fatto però, da un punto di vista giuridico, la donna continua ad essere niente di più di una schiava con zero diritti.
Questo evidente dissidio tra il ruolo sociale della donna contro il reale peso giuridico di questa inizia a farsi strada nelle menti degli scrittori, incuriositi e ispirati da questa figura foriera di insospettabili problematiche sociali. A questo punto, il terreno è fertile per fare attecchire il romanzo psicologico che ampia luce darà alle infinite sfaccettature dell'universo femminile.
Ma un'altra valida ragione per cui la donna spodesta l'uomo nel ruolo da protagonista del romanzo risiede in una ragione meramente letteraria: l'identificazione del lettore nei confronti dei personaggi di queste opere è più agevolata se al timone della storia narrata si trova una donna. Avviene cioè quella sorta di ipnosi narrativa che scatena interesse verso la vicenda narrata generando il giusto grado di pathos e compartecipazione nei destini di quelle donne fittizie.
Non va dimenticato, inoltre, che la maggior parte del pubblico dei lettori del periodo è composto proprio da donne che concorrono dunque a decretare il successo e l'affermazione del romanzo che pure diventa mezzo di divulgazione di un'immagine della donna del tutto nuova, dando vita a varie tipologie di eroine.
Si pensi a Moll Flanders, determinata e spietata arrampicatrice sociale; a Pamela che, gestendo furbamente la propria virtù, riesce ad aprire le porte alla sua scalata nell'alta borghesia; ma anche Clarissa, virtuosa vittima di un libertino.
Per la maggior parte dei casi, si tratta di donne che, per farsi largo in società e aspirare a migliorare la propria condizione economica, non esitano ad utilizzare il corpo come vera e propria merce di scambio, relegando l'amore e la bellezza a scopi di puro calcolo economico. L'amore diventa così un'arma con cui sedurre ed influenzare l'uomo per conquistare finalmente un ruolo nella storia.

(Foto di Darkripper - Flickr - CC)
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3 commenti:

  1. Purtroppo è così ancora oggi.. mi riferisco alle arrampicatrici sociali. =)

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