1 dicembre 2011

Le Moire: ecco le dee del destino


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I Greci erano soliti considerare il destino non come una inquietante supposizione, né come metafisica o improbabile eventualità ma come effettiva e assoluta certezza. Certo è che il destino - o il fato, come sarebbe divenuto noto presso i Romani - non veniva immaginato con un volto preciso come invece accadeva per gli dei, questo perché si riteneva fosse superiore agli dei stessi. Esso tuttavia entrava in azione grazie al volto e alla personalità delle dee che lo eseguivano, ovvero le Moire.
Queste, in origine, si narra fossero considerate come la personificazione della porzione di fortuna assegnata agli uomini, mentre solo più tardi vennero ad essere venerate come le dee del destino.
In particolare, le tre Moire si riteneva fossero figlie della Notte - Nyx - oppure di Zeus e Temi. Omero, in realtà, racconta di un'unica Moira posta a vegliare sul destino degli uomini, distruttiva e difficile da sopportare. In Esiodo invece le Moire diventano 3 nella personificazione di Cloto, conosciuta come la tessitrice del filo della vita, Lachesi, l'assegnatrice della sorte e Atropo che determinava l'esatta lunghezza del filo della vita di ogni essere vivente.
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Dai racconti tramandati, si evince che le Moire erano affini agli dei, anzi addirittura superiori ad essi. Infatti i potenti dell'Olimpo non potevano in nessun modo contestare le loro decisioni; tutt'al più, solo ad alcune divinità era concesso contrattare con esse, come accadde ad Apollo cui venne eccezionalmente accordata la sostituzione della durata della vita di un proprio amico con quella di un altro essere.
Presso i Romani invece era nota Parca, la dea della nascita, che col tempo venne assimilata alle Moire, tanto che le si aggiunsero 3 sorelle, le Parche, anche definite Trio Fata.

(Foto di Familymwr - Flickr - Cc)

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