12 dicembre 2011

L'idea di spazio nel Medioevo


Uno dei modi più efficaci per addentrarsi nell'anima profonda di un'epoca storica, per capire appieno le tendenze culturali, lettararie e di pensiero che la contraddistiguono è senz'altro quello di analizzare il concetto attribuito all'idea di spazio.
La natura ingestibile e il viaggio
Da un punto di vista strettamente pratico, ad esempio, sul concetto di spazio in epoca medievale pesava senz'altro la consapevolezza che l'uomo fosse completamente alla mercè di una natura soverchiante ed ingestibile che egli non era in grado di controllare. Bastava infatti che un raccolto andasse perduto per causare spaventose carestie. Ma non solo.
Anche gli spostamenti volti all'esplorazione delle geografie circostanti, del mondo fuori dal proprio circondario, erano limitati allo stretto indispensabile, specialmente in seguito alle invasioni barbariche. 
Viaggiare infatti era estremamente pericoloso e complicato, oltre che lento - gli unici viaggiatori erano infatti i giullari e i pellegrini cristiani, o, in un'ultima analisi, i guerrieri, tutti ordini spinti al viaggio per nobili motivazioni - per via della inadeguatezza delle vie di comunicazione e per lo scarso se non inesistente sviluppo delle reti stradali. Lo spazio vero e proprio dunque per l'uomo medievale si limitava alle confortanti geografie della esistenza quotidiana, a tutto ciò che poteva essere misurato e fisicamente catalogato, spazio, tra l'altro regolato da un severo ordine piramidale al cui vertice imperavano le autorità politiche e religiose.
E lo spazio inesplorato?
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Tutto ciò che non poteva rientrare nel classificabile, invece, tutto quello sconosciuto e vasto mondo esterno per lo più inesplorabile e ostile, per i medievali era considerato come un luogo pauroso, ignoto, addirittura leggendario, e per questo caricato di straordinaria valenza simbolica. Ecco dunque come la foresta, la notte e in genere tutti i luoghi inaccessibili diventavano nell'immaginario comune le patrie di esseri fantastici, dotati di poteri magici e virtù inenarrabili.
Concezione e raffigurazione dello spazio
Da un lato dunque c'era la certezza di un mondo fisico reale e visibile comunque soverchiante e gestito da Dio, dall'altro invece c'era lo sconosciuto teatro dell'insondabile e dell'invisibile. Ma di fatto, nessuna delle due realtà era gestibile dall'uomo, che per questo cominciò a caricarle entrambe di spessore etico e religioso, all'insegna di una visione assolutamente magico-simbolica che divenne propria dello spazio in generale.
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Questo è uno dei motivi per cui, nelle rappresentazioni dell'arte e della letteratura, l'uomo medievale non raffigurava mai un mondo empirico e fisicamente noto e la natura non era mai lo sfondo riconoscibile. L'unico sfondo possibile per l'uomo era infatti uno spazio astratto e carico di valenze simboliche, in cui la figura umana era raffigurata per lo più immobile e frontale isolata in uno sfondo allegorico e ultraterreno. 

(Foto di Nasa Goddard - Flickr - CC)
(Foto di JMussuto - Flickr - CC)

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