2 dicembre 2011

Quattrocento: ecco le prime rappresentazioni del paesaggio

Come già visto in precedenza, durante tutto il Medioevo l'uomo mantiene un rapporto di assoluta diffidenza e timore nei confronti della natura e dello spazio circostante. Ogni geografia che esulava dalla conosciuta e rassicurante quotidianità era infatti considerata come una forza oscura, un ignoto minaccioso ed incontrollabile.
Tale concezione si riflette naturalmente anche nelle rappresentazioni figurative del periodo, nelle quali era comune relegare gli elementi della natura a meri sfondi di episodi religiosi.
E' solo nel Quattrocento che tanto in letteratura quanto nelle arti figurative si assiste alla nascita del paesaggio in senso del tutto laico e positivo.
Alberi, rocce, fiumi, montagne cominciano a rendersi protagonisti vivi della scena, addirittura spesso introdotti dal motivo della finestra che saluta un nuovo paesaggio.
Contestualmente si assiste alla nascita anche della prospettiva - che, in latino, vuol dire "vedere attraverso" oppure "vedere chiaro" - il cui sistema di regole si attribuisce al genio di Brunelleschi e si inaugura la contemplazione di un'opera per puro piacere dei sensi, senza quel vieto retaggio medievale che legava il piacere estetico al peccato.
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Il Quattrocento dunque saluta la gioia di guardare, saluta il piacere dei sensi, dà il benvenuto a tutti quei paesaggi ameni capaci di quietare e deliziare la mente e lo spirito.
In questa ottica anche il nudo del corpo umano viene rivalutato come esemplificazione della perfezione e della bellezza del creato e raffigurato in un numero sempre crescente di opere, all'insegna della più completa ed edonistica sensualità.

(Foto di Artschoolgirl27 - Flickr - CC)

2 commenti:

  1. Quel geniaccio del Brunelleschi... ne sapeva una più del diavolo! :D

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