7 gennaio 2012

Edipo al cospetto della Sfinge: ecco come rispose all'indovinello più celebre di tutti i tempi



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La vicenda di Edipo è strettamente legata alla saga tebana. Egli infatti era figlio legittimo di Laio, re di Tebe, e di Giocasta, coppia di regnanti che non riusciva ad avere figli. Laio, incolpando segretamente la moglie di quella prolungata sterilità, si risolse a consultare un oracolo. Questi però gli predisse che era un bene che egli non avesse ancora prole, perché un eventuale figlio avrebbe firmato proprio la sua morte e rovinato la sua intera discendenza. Laio così ripudiò Giocasta che però, umiliata dal rifiuto, fece ubriacare il marito e lo spinse ad unirsi a lei. Quelle furono esattamente le circostanze del concepimento di Edipo.
Pochi giorni dopo la nascita del proprio figlio però, Laio - temendo l'avverarsi della predizione dell'oracolo - non esitò ad abbandonare il pargolo sul monte Citerone, non senza prima avergli trafitto e legato i piedi.
In quel luogo, lo sfortunato neonato ancora senza nome venne notato da un pastore che pensò bene di consegnarlo al re di Corinto, Polibo e a sua moglie Merope che non avevano ancora avuto alcuna discendenza. E fu da questi regnanti che il neonato ricevette il nome di Edipo, proprio per via dei suoi piedi martoriati (Edipo significa per l'appunto "piedi gonfi").
Una volta cresciuto, Edipo - generoso ma incline all'ira - divenne spesso bersaglio di velenose frecciatine che facevano riferimento proprio al fatto che il giovane non fosse davvero il figlio dei regnanti. Così, stanco di quelle voci, Edipo decise un giorno di interrogare l'oracolo il quale gli predisse che sarebbe stato lui ad uccidere il suo stesso padre. Convinto di essere davvero figlio di Polibo, dunque, il giovane principino non fece più ritorno a casa per evitare di dare corpo alla funesta profezia. E fu proprio durante il cammino che egli incontrò Laio, il suo vero padre. Con questi nacque una lite banale che però fece infiammare l'ira di Edipo a tal punto che questi uccise non solo Laio - in completo avveramento della profezia - ma anche quasi tutti gli uomini del re lì presenti. Dopo il massacro, Edipo si rimise in cammino in direzione di Tebe ma, nelle vicinanze della città, si imbattè nella Sfinge.
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La Sfinge non era nient'altro che un mostro, appollaiato su una rupe alle porte della città, con le sembianze di leonessa alata oppure di cagna con testa di fanciulla. Da Era le era stato assegnato l'ingrato compito di dover perseguitare i tebani e la modalità della persecuzione consisteva nell'infliggere indovinelli o enigmi ad ogni passante o cittadino costretto a presentarsi al suo cospetto. Chi non fosse riuscito a fornire risposte corrette - e nessuno c'era mai riuscito - veniva scaraventato giù dalla rupe oppure divorato.

Quando fu la volta di Edipo, la Sfinge gli pose il seguente indovinello: "Qual è la creatura che, al mattino, cammina con 4 zampe, al pomeriggio con due e, alla sera, con tre ed è tanto più vulnerabile quanto più numerose sono le zampe?" 
Edipo rispose che si trattava dell'uomo che da neonato gattona, da adulto cammina eretto su due piedi e da anziano necessita di un bastone per muoversi. E la risposta era assolutamente corretta. La Sfinge a quel punto, sconfitta, si gettò dalla rupe anche se alcune fonti narrano che fu Edipo stesso a trafiggerla.
Archiviata la parentesi Sfinge, il giovane - secondo la versione di Sofocle - fu pronto per il proprio ingresso a Tebe come eroe tanto che gli venne offerta in moglie niente meno che la regina Giocasta, rimasta vedova di recente. Edipo e la madre naturale, così, ignari dei loro legami di parentela, regnarono insieme su Tebe e generarono 4 figli. 
Finché una terribile pestilenza si abbattè sulla città e si rese necessario interrogare oracoli e veggenti per scoprire il da farsi.  Uno degli interpellati fu Tiresia, un veggente cieco, il quale rivelò ad Edipo la verità sulle sue origini e sulla natura incestuosa del rapporto con la madre. Tiresia però non venne creduto e fu accusato di millantare inutili falsità, accuse sconfessate soltanto dopo le conferme del pastore che aveva personalmente consegnato il neonato Edipo alla coppia di regnanti che poi accolse il pargolo come un figlio. Preso atto della terribile verità, Giocasta si impiccò nel palazzo, vinta dal dolore e della vergogna, mentre Edipo decise di autoinfliggersi per espiazione una terribile punizione, per cui con uno spillo trovato nelle vesti della madre, prese a cavarsi gli occhi fino a diventare cieco. Infine si ritirò per sempre in esilio.
Alcune tradizioni volgiono che l'uomo venne a conoscenza della terribile sorte che toccò a Tebe in seguito alla propria partenza. I figli dello sfortunato sovrano infatti presero a contendersi il regno fino ad uccidersi l'un l'altro, dando pieno corpo alle previsioni degli oracoli che avevano preannunciato la rovina per ogni singolo discendente di Edipo. Quanto a questi, si narra, dopo la sua morte, venne accolto dagli dei trovando infine la pace.

(Foto di Adatwa - Flickr - CC)
(Foto di Riccardo08 - Flickr - CC)
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