25 gennaio 2012

Fedra e Ippolito: amore a senso unico

Di storie in cui il destino degli uomini è completamente in balia del volere, dei capricci e delle scelte degli dei immortali ne è piena la mitologia. Le beghe olimpiche in particolar modo raramente rimanevano entro le immortali mura domestiche e ogni conflitto, ogni guerra di potere, ogni braccio di ferro tra due o più controparti divine si consumava quasi sempre a suon di colpi bassi e manovre poco diplomatiche in cui sempre più spesso a farne le spese erano degli innocenti e ignari esseri umani.
Dietro una delle più celebri tragedie che la mitologia ci ha tramandato, ad esempio, si cela l'annoso conflitto tra due fondamentali divinità olimpiche: Afrodite e Artemide, ognuna delle quali rappresentante di un differente approccio con la vita, ovvero l'amore e la passione nel primo caso, la assoluta castità nel secondo. La tragedia in questione è quella che si consuma tra Ippolito e Fedra, la cui vicenda ci è stata tramandata da Euripide nel suo "Ippolito".
Questo giovane si narra fosse figlio del re di Atene, Teseo che sposò in seconde nozze la principessa cretese Fedra. Si trattò in realtà di un matrimonio combinato, voluto fortemente dalla sorella di Fedra che, suo malgrado, accettò di convivere con Teseo e il figlio di questi, Ippolito, per l'appunto. Ma gli eventi precipitarono quando Fedra capì di essersi innamorata perdutamente del giovane figliastro Ippolito, il quale però avendo consacrato la propria esistenza ad Artemide e alla caccia e vivendo in assoluta castità, respinse la matrigna. 
Questo atteggiamento e questo stile di vita scelto da Ippolito però offesero mortalmente Afrodite, dea dell'Amore, che non accettando la preferenza del ragazzo per Artemide con la quale era in perenne contrasto, decise di vendicarsi abbandonando il casto Ippolito al suo tragico destino.
Fedra infatti, in seguito al rifiuto, scrisse una lettera menzognera a Teseo in cui accusava Ippolito di averle usato violenza. Poi si tolse la vita. Ad Ippolito invece toccò in sorte il ripudio da parte del padre Teseo e l'esilio che portò il giovane a raggiungere le coste dell'istmo di Corinto dove, per via di una mareggiata provocata da Poseidone, Ippolito andò incontro alla morte.
Con qualche lieve differenza, anche Seneca nella sua "Fedra" narra della vicenda, dando molto risalto al contrasto Artemide ed Afrodite e al ruolo che le loro opposte prospettive ebbero sul triste epilogo della storia. 



(Foto di Leo Jeje - Flickr)
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4 commenti:

  1. un esempio di tragedia familiare...
    monica

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