2 gennaio 2012

Fortuna: il suo nome presso i Greci era Tyche

In origine era Tyche, ovvero "quello che capita". Così infatti erano soliti riferirsi i Greci quando definivano la dea del caso. 
Per essi, questa divinità era figlia di Teti - secondo gli ellenici, madre di tutti gli dei - e di Oceano. Tyche era descritta come una giovane sempre in compagnia di una palla, della quale seguiva continuamente i balzi, imprevedibli esattamente come la fortuna degli uomini.
Era dunque una dea da temere, da trattare con rispetto e cortesia e per evitare terribili voltafaccia della buona sorte, ogni città, per scaramanzia, aveva una propria Tyche da venerare. In genere, questa veniva rappresentata cinta da una corona turrita e con qualche simbolo ben augurante in mano.
Ma spettò ai Latini, in un secondo momento, definire più precisamente i contorni di questa divinità e di attribuirne il nome definitivo: Fortuna. Per Roma, infatti, Fortuna era più "colei che fa volgere l'anno", strettamente connessa con il tempo e con i cicli della natura. Non solo, questa divinità per la civiltà latina era anche considerata come una forza, una energia che spingeva i sessi ad accoppiarsi allo scopo di preservare e garantire la continuità della specie umana. A tal proposito, si sottolinea il ruolo attivo che le donne romane avevano in quest'ambito, tanto che - si racconta - ogni anno le matrone latine erano solite invadere le terme maschili in cerca proprio di buona Fortuna!
Ma al di là di questa estensione di carica simbolica, la Fortuna era destinata ad essere associata anche per le generazioni future ad una entità somma ed impalpabile, foriera di ogni sorta di benessere e felicità o, viceversa, di terribili sventure.

(Foto di Perletualplum - Flickr - CC)
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