1 gennaio 2012

Io e Zeus: l'amore adultero

Ecco un altro leggendario personaggio della mitologia greca: Io, giovane sacerdotessa figlia del dio fluviale Inaco e della ninfa Melia. 
La vicenda di Io è strattamente connessa al dio dell'Olimpo, Zeus. Questi, narrano i racconti, innamoratosi perdutamente della donna, era solito perseguitarla nei sogni. Sfinita da questa condotta, Io si confidò con il padre, il quale decise di interpellare l'oracolo in merito. Ma il responso fu piuttosto prevedibile: l'unico modo per preservare la sua intera stirpe dall'ira del volubile Zeus, era quello di concedere al dio la propria figlia.
Fu così che ebbe inizio la relazione amorosa tra Zeus ed Io mentre Era, la moglie legittima del padre dell'Olimpo, cominciò a sospettare qualcosa.
Per allontanare i sospetti da Io, dunque, Zeus tramutò la giovane donna in giovenca, espediente che però sortì l'unico effetto di moltiplicare i dubbi di Era. 
La gelosissima moglie di Zeus, decise a quel punto, di affidare la sorveglianza della giovenca al pastore Argo, celebre per i suoi cento occhi grazie ai quali non si faceva sfuggire nulla. Ma una brutta fine era in serbo per lui. Zeus infatti incaricò Ermes di uccidere il pastore. Ermes allora cercò di mutare aspetto e si presentò al cospetto di Argo armato soltanto di un flauto. Con questo strumento però Ermes riuscì a far addormentare i cento occhi di Argo, cui a quel punto Ermes staccò la testa. Con i cento occhi, si narra che Era adornò la coda del suo animale preferito: il pavone.
Ma le disavventure per Io non erano ancora giunte al termine. La dispettosa Era infatti la fece inseguire da un tafano e la donna, in preda ad una strana frenesia, fu costretta a scappare e a spingersi fino al Mar Ionio, che prese il suo nome, a superare il Bosforo in direzione dell'Asia e a raggiungere l'Egitto. Finalmente in questa terra, Io potè recuperare il suo aspetto da donna. Poi si unì con Zeus, generò Epafo e divenne regina d'Egitto.

(Foto di Jaci XIII - Flickr)
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