10 febbraio 2012

La concezione del tempo nel secondo Ottocento: la velocità

In concomitanza al cambiamento nella concezione dello spazio durante la seconda metà dell'Ottocento, si assiste inoltre ad una profonda evoluzione del concetto di tempo (vedi articolo precedente). 
Cifra assoluta della nuova e mutevole realtà metropolitana diventa la velocità
Nelle moderne città infatti, vediamo come il tempo comincia a diventare sempre di più quello del profitto, comprimendosi a dismisura e sottostando alla logica del denaro, del tornaconto economico, della attività lavorativa, quando non, più semplicemente, degli orari dei treni.

Nuovi simboli di velocità in tale contesto diventano dunque il telefono, l'elettricità, il telegrafo, l'automobile, l'aereo nei primi del secolo successivo e il treno, tutti mezzi d'eccellenza per accorciare le distanze e per collegare luoghi pensati lontanissimi, all'insegna di una totale ed irreversibile rivoluzione nell'idea che del tempo si era avuta fino a qualche decennio prima. 
Con l'evolversi di tale rinnovata concezione del tempo, inoltre, si assisterà anche ad un singolare e critico contrasto che vedrà in contrapposizione il tempo del lavoro e degli affari con quello interiore in cui è l'uomo a dettarne lo scandire e la velocità. Tale antitesi non stancherà di portare a riflessione vari artisti del periodo che, nelle loro opere, in particolare nel cinema, daranno il via ad una intensa stagione di sperimentalismo in cui il tempo sarà aggetto delle più impensabili manipolazioni apparendo, ad esempio, dilatato, compresso, rovesciato, fermato, reso simultaneo. 
La produzione letteraria del periodo dunque si preannuncia succulenta... 

(Foto di Pa Pisc - Flickr)
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3 commenti:

  1. L'uomo "progredisce" e la natura ci mette in un angolino quando vuole :-)

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  2. Allora la velocità, ora l'alta velocità... e siamo sempre più di corsa
    monica c.

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