9 febbraio 2012

Pittura: ecco come cambia per gli artisti l'idea di spazio nel secondo Ottocento

Nel precedente articolo mi sono soffermata ad analizzare  l'evoluzione che subisce l'idea di spazio nella seconda metà dell'Ottocento in seguito al fiorire della realtà metropolitana con tutto il carico di inedite sensazioni che questo ha comportato. L'uomo moderno, abbiamo visto, si lascia definitivamente alle spalle la rassicurante concezione spazio-temporale tipica fino ad una decina di anni prima per fare largo ad un mondo in cui tutto appare sotto una luce mai vista, all'insegna del movimento, della velocità, del cambio repentino di prospettive, in cui tutto è mutevole, instabile, traumatico.
E' facile immaginare in un contesto del genere quanto un cambio di rotta talmente brusco possa aver influito nell'arte, quanto la spiccata sensibilità di poeti, scrittori, scultori, pittori possa essere stata sollecitata. Il mondo della pittura, ad esempio, comincia ben presto a dare le proprie risposte a tale cambiamento epocale e come iniziale punto di svolta cominciano ad essere accolti come soggetti pittorici anche quelli privi di alcuna poeticità. Dai paesaggi campestri, dalla natura e dai ritratti si approda infatti alla raffigurazione di stazioni ferroviarie, caffè, mercati, teatri.
In particolare, la realtà cittadina diviene motivo privilegiato di ispirazione per pittori del calibro di Monet, Renoir, Pissarro che iniziano ad accogliere nelle loro tele gli infiniti spunti di osservazione offerti dai mutevoli scenari metropolitani con un conseguente approfondimento nei confronti dello studio della prospettiva la quale cessa di essere statica e assoluta adattandosi invece alla varietà e mutevolezza dello spazio circostante.
Ecco dunque Cézanne che impara a dedicarsi alla pittura di nature morte ritratte in molteplici prospettive.
Gustav Klimt (Il bacio", nella foto), invece sceglie di abbandonare la tridimensionalità approdando ad una rappresentazione bidimensionale dello spazio in cui sfondo e soggetto sono sullo stesso piano.
Ancora Van Gogh riversa nei paesaggi raffigurati tutta la carica dei diversi sconvolgimenti emotivi della psiche umana.
Infine Munch impara a contagiare tutto il paesaggio raffigurato con le sensazioni provate dal soggetto principale.  

(Foto di Bleucerise - Flickr)
(Foto di Ahisgett - Flickr)
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4 commenti:

  1. Questi stranamente li ricordo ancora :-)

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  2. Io li avevo studiati per sommi capi... mi ha fatto piacere riprenderli! ;)

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  3. nel passato ho fatto uno studio di comparazione tra l'impressionismo e la crisi del positivismo... è molto interessante il taglio che dai a questi articoli, cercando di mettere in primo piano la corrente di pensiero...
    monica c.

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