14 febbraio 2012

Videogiochi: possibile rivalutarli come evento sociale?

Nell'immaginario collettivo, lo stereotipo del giocatore di videogames è forse ancora un uomo verosimilmente introverso dedito a trascorrere il proprio tempo libero rinchiuso in camera da letto, sparando al buio e in totale solitudine a mostri alieni e zombie immaginari che si agitano sullo schermo. 
Tuttavia, se in passato è stato davvero così, al giorno d'oggi  le cose sono enormemente cambiate. 
Giocare ai videogames infatti non significa più trascorrere ore solitarie davanti a un monitor, ma è diventato un vero e proprio momento di condivisione, un evento sociale.
Già a partire dal 1985, quando sono state lanciate le varie console previste per più giocatori, il paradigma del singolo player ha smesso di essere valido e, a partire da allora, trascorrere del tempo insieme a videogiocare è da considerarsi un'esperienza di crescita e di conoscenza unicheDue, tre, o più persone infatti possono tranquillamente riunirsi, sedere vicini, consumare delle birre, scambiare delle battute, imprecare, divertirsi durante una sessione condivisa di gioco. 
Alcuni simpatizzanti di questa netta rivalutazione sociale del videogame poi, addirittura rilanciano sostenendo che spesso due e più persone si riuniscono per vedere insieme un film o assistere a una rappresentazione teatrale, trascorrendo del tempo in silenzio, senza scambiare alcuna battuta, nè il ben che minimo sguardo con il risultato che, al termine della visione, non si è imparato nulla gli uni degli altri. Al contrario, una sessione condivisa di gioco costringe e spinge i partecipanti a parlare, a ridere, a competere e, quindi, a conoscersi e a crescere.
Ma non solo. Il videogioco viene esaltato in quanto momento altamente creativo durante il quale ogni singolo soggetto è spinto a compiere delle scelte, ad agire senza titubanze e con precisione, a creare mondi immaginari e fantastici dove rimane a galla chi riesce a vincere le diverse sfide proposte. Giocare è stimolante ed è un buon esercizio per la mente.
Ma se le cose stanno davvero così, dove vanno a finire dunque i timori che i videogiochi stimolino la parte aggressiva del soggetto o che addirittura provochino danni neurologici? 
I timori verosimilmente fondati permangono ma per salvaguardarsi vale sempre la regola d'oro di affidarsi al buon senso: se è vero che esistono videogiochi altamente sconsigliabili, è altrettanto vero che esistono anche libri terribili, o film violenti. 
Quindi diciamo, va bene ai videogames creativi e alle sessioni di gioco per socializzare ma come sempre conviene non esagerare.

Fonte: link

(Foto di D3Stiny_Sm4sher - Flickr)
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5 commenti:

  1. bravissima... questo post ha un taglio perfetto per questo blog...
    monica c.

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  2. Era quello che cercavo... tu sai per cosa! E' andata bene! ;)

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  3. Io credo che dipenda molto da come si usano, tempo fa avevo scritto un post (credo sia da qualche parte su OB) in cui sostenevo che potessero avere un ruolo educativo; le mie piccoli hanno giochi per il Nintendo con cui imparano matematica, inglese e francese. In più con la Wii giochiamo tutti insieme, mamma, papà e bimbe... meglio di così :D

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  4. Esatto, era proprio quello che volevo far passare... ;)

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  5. Sicuramente i ragazzi si divertono sfidandosi reciprocamente nei diversi giochi ed è un motivo per riunire a giocare tutta la famiglia; l'unico "veto" a parer mio è non esagerare, mai passare ore e ore davanti al monitor, deleterio per occhi e per chi ha anche piccoli problemi neurologici... Julie

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