31 marzo 2012

Ballerina: ecco il nuovo simbolo per la letteratura e per l'arte nel secondo Ottocento

Durante l'ultimo Ottocento, in letteratura si assiste ad un cambiamento radicale che coinvolge non solo la figura della donna in generale ma anche e soprattutto quella dell'arte.

Se a questa infatti, fino alla appena trascorsa epoca romantica, si associavano valori di autenticità e bellezza assoluti simboleggiati ed incarnati da divinità per lo più femminili, nel secondo Ottocento, in concomitanza con un massiccio ed inarrestabile processo di mercificazione dell'arte, una delle figure simbolo più privilegiate e significative diventa quella della ballerina.


Questo nuovo topos letterario è già presente ad esempio nel racconto "La Fanfarlo" di Charles Baudelaire, in cui la ballerina protagonista è vista come una figura quasi magica che con un corpo agile e sinuoso, con movenze varie e multiformi e sotto le luci di un palcoscenico dà voce ad una sorta di poesia tutta speciale fatta appunto di luci, colori e movimento.

L'uomo non può che assistere incantato e rapito ad uno spettacolo di siffatta bellezza salvo poi tramutare in disprezzo questa ammirazione iniziale una volta che la ballerina ha smesso i panni da teatro per tornare donna. Questa infatti è la sorte che tocca sia alla ballerina di Baudelaire, sia a quella raccontata nel romanzo "Eva" di Giovanni Verga, vittima dell'improvviso disamore da parte dello stesso uomo che, abbagliato dalla sua bellezza, le aveva chiesto di lasciare il teatro per andare a vivere con lui.

La ballerina così simboleggia sì una bellezza che però resta tale fintanto che le luci, i lustrini e la finzione dello spettacolo la illuminano di una poesia divina.

In questo senso, la proliferazione nella letteratura, ma anche nelle arti pittoriche (vedi immagine, dipinto di Degas) di soggetti quali ballerine, clown, acrobati, saltimbanco e personaggi circensi vari diventano veri e propri simboli della nuova concezione dell'arte, della evidente degradazione dei valori di autentica bellezza da questa generalmente simboleggiati e dalla ormai consolidata mercificazione dell'arte stessa.

Il secondo Ottocento infatti assiste ad un epocale cambiamento relativo all'arte e agli artisti costretti a piegarsi alle regole del mercato e ai gusti del pubblico. In questo senso, dunque, ballerina e scrittore vengono ad assumere connotazioni analoghe in quanto entrambi costretti a vendere menzogne e sorrisi per compiacere il mercato.

(Foto di Dalbera - Flickr)
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3 commenti:

  1. famosissime quelle di degas...
    monica

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  2. Oh povere ballerine... io le trovo così carucce!

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