8 marzo 2012

Giacinta di Luigi Capuana: trama e contesto

"Giacinta" è una delle opere veriste più famose scritte da Luigi Capuana. Consegnato ai lettori inizialmente nel 1879 e poi successivamente rivisitato e ripubblicato nel 1886, con questo romanzo, che lo scrittore dedica a Emile Zola dopo aver letto attentamente e con gusto la letteratura francese contemporanea, Capuana spera di attenersi scrupolosamente a quelli che sono i dettami della poetica Naturalista del periodo.
In "Giacinta" - romanzo tra l'altro ispirato ad una storia vera - infatti l'autore cerca di mantenere sempre un certo distacco dalla vicenda narrata, osservandola e porgendola ai lettori più come caso clinico - il modo in cui un tragico evento ha profondamente condizionato la vita della protagonista - senza mostrare dunque alcun coinvolgimento emotivo.
Intento che però a Capuana riesce solo in parte, in quanto nonostante l'analisi oggettiva delle ragioni dei protagonisti e l'aspirazione ad accostarsi alla vicenda in maniera imparziale, si notano comunque dei passaggi in cui il suo pensiero fa capolino tra le parole dei personaggi, in cui è innegabile una certa partecipazione emotiva nonché qualche ricaduta romantica.
Trama
Giacinta è il nome della protagonista. La sua storia prende avvio quando la giovane è ancora soltanto una bambina, figlia di una madre avida e dedita ad una vita di piaceri e di un padre fondamentalmente inetto. L'infanzia di Giacinta però non segue il corso auspicabile per ogni bambino perché viene segnata da un episodio di violenza sessuale ad opera di un giovane impiegato al servizio della sua famiglia. 
Questo evento traumatico però Giacinta riesce a rimuoverlo completamente dai suoi ricordi e dal suo cuore finché da adolescente assiste ad una chiacchierata tra domestiche intente a rievocare l'accaduto. La tragica verità dello stupro subito così le riaffiora alla mente con la violenza di un pugno e lo choc che ne segue la spingerà a risolversi a non vivere la propria vita sentimentale come una esistenza regolare e socialmente irreprensibile richiederebbe.
Giacinta infatti decide di accettare la proposta di matrimonio di Giorgio, un vecchio conte che, pur di averla, accetterà sia di relazionarsi alla moglie solo in modo fraterno e sia di non ostacolare le continue visite nella casa coniugale di Andrea, il vero uomo amato da Giacinta, che per presa di posizione, lei aveva inizialmente deciso di non sposare per farne un appassionato amante.
La relazione neanche tanto clandestina con Andrea porterà anche alla nascita di una bambina. Ma l'unione tra i due comincia a diventare troppo chiacchierata, mentre salvare le apparenze diventa sempre più difficile.
Andrea comincerà infatti a sentirsi oppresso da tutto questo e dentro di sé proverà a trovare le forze per allontanarsi da Giacinta e dalla sua forza distruttrice.
Un altro tragico evento però è intanto alle porte. La bambina, frutto del loro amore, si ammalerà fino a morire di difterite e, in occasione della disgrazia, Giacinta avrà modo di osservare l'indifferenza di Andrea di fronte all'accaduto. 
Il loro amore è così giunto al capolinea. Giacinta prende coscienza di aver perso quella figura su cui aveva costruito la sua rivincita e in preda ad un profondo squilibrio psicologico, deciderà di togliersi la vita.




(Foto di Biblioteca Municipal de Figueirhò dos Vinhos - Flickr)
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4 commenti:

  1. Una sfortuna dietro l'altra... mamma mia che triste :-(

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  2. Ma direi che tutto l'Ottocento non preferisca gli happy endings!!!

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  3. la "cruda" realtà della vita accompagnata dalla sfortuna...spesso è presente nella letteratura del periodo Naturalista...Julie

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  4. il naturalismo non mi affascina più di tanto e questo autore lo conosco pochissimo
    monica c.

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