4 aprile 2012

I Buddenbrook di Thomas Mann e il tema della malattia

Intesa come metafora della condizione dell'intellettuale moderno nella società del primo Novecento, la malattia diventa una cifra spesso utilizzata dagli scrittori del periodo per mettere in luce il tema dell'estraneità, della diversità, della distanza ideologica dell'artista nei confronti della dominante classe borghese.

L'artista infatti, già a partire dagli ultimi anni dell'Ottocento, è colui che si dedica al bello e non all'utile - come la operativa classe borghese perfettamente integrata in un mondo regolato dalla logica del profitto e del lavoro - diventando in tal modo il "diverso", il "malato".

Questo sostanziale disadattamento dell'artista nei confronti della società borghese e delle leggi economiche si traduce nei romanzi dell'epoca in un proliferare di personaggi nevrotici - nei romanzi di Italo Svevo - inetti - in quelli di Svevo ma anche in Pirandello e Tozzi - o in uomini privi di qualità - come nelle opere di Musil - quando non malati

E la malattia, in ognuna di queste forme, diventa sì naturale conseguenza di questo scacco e di questa estraneità nei confronti della fetta di società "in salute", ma assume anche un valore positivo rovesciato nella misura in cui questi personaggi in qualche modo "diversi" hanno l'enorme privilegio di vedere ciò che i "sani" borghesi non notano perché troppo partecipi e inseriti nel contesto funzionale e funzionante. Dunque, malattia intesa anche come libertà dai rigidi meccanismi e vincoli borghesi.

Lo scrittore tedesco Thomas Mann, nonostante la sua provenienza alto-borghese, si caratterizza proprio per un'indole inquieta e raffinata da artista che nella maggior parte delle proprie opere accoglierà elementi e personaggi "malati" ed irregolari che corroderanno la borghesia e la sua sanità schiacciandole completamente sotto il peso di una inquietudine senza rimedio. Una delle opere in cui si dà piena luce a questo inevitabile esito è "I Buddenbrook", romanzo pubblicato nel 1901.

Trama
La vicenda prende il via dalla celebrazione di un successo: l'anziano Johann Buddenbrook ha infatti da poco acquistato una splendida dimora da una famiglia caduta in rovina e, per festeggiare, decide di organizzare una sontuosa festa inaugurale. Per una famiglia sul lastrico infatti ce n'è un'altra come quella dei Buddenbrook che raccoglie i successi economici derivanti dalla gestione di una ditta di cereali.

Ma Johann appartiene alla vecchia guardia e gli affari cominceranno a non andare più tanto bene quando passeranno nelle mani del figlio Jean, un insicuro cronico, e in quelle di Thomas, l'inquieto nipote. 

La generazione dei due giovani e quella dei loro figli infatti sarà contrassegnata da un susseguirsi di eventi disgraziati come matrimoni infelici, morti premature, nascita di figli dalla salute cagionevole, ricoveri coatti in manicomio, divorzi, malesseri esistenziali, tutte circostanze che porteranno l'azienda ad un inevitabile crack finanziario e alla conseguente vendita per fallimento della dimora acquistata dall'anziano Johann. 


(Foto di CDRummbks - Flickr)
-->

2 commenti:

  1. Tra me e te, oggi abbiamo messo due proposte letterarie di un'allegria spaventosa... o.O

    RispondiElimina
  2. a parte l'argomento poco allegro, questo romanzo è TROPPO BELLO!
    monica c.

    RispondiElimina