11 aprile 2012

La montagna incantata di Thomas Mann: trama e contesto

Il Premio Nobel per la letteratura Thomas Mann nel 1924 consegna ai lettori del primo postguerra il romanzo "La montagna incantata" (titolo originale "Der Zauberberg").

L'opera si presenta nella forma di romanzo-saggio, formula tanto diffusa nella prima decade del Novecento, e può essere considerata come un'allegoria della condizione dell'uomo calato nella realtà del primo conflitto mondiale. I vari personaggi presenti infatti incarnano diversi tipi sociali ad ognuno dei quali l'autore affibbia un pensiero politico, culturale, morale specifico dell'europa del periodo, trattando però la materia con misurato distacco e non disdegnando il ricorso ad una vena di sottile e amara ironia.


"La montagna incantata" infatti si può leggere come una sorta di celebrazione della decadenza morale dell'uomo borghese nella tragica contingenza della prima guerra mondiale. 

Inoltre, così come già notato nel precedente romanzo "I Buddedenbrook", anche in questa opera torna il tema della malattia intesa come condizione più mentale e morale che fisica. In particolare, ne "La montagna incantata" si parla di tubercolosi, malattia considerata quasi "intellettuale" che allontana l'uomo dalla materialità, dalla contingenza della quotidianità, relegandolo in una dimensione di forzato isolamento che lo spinge alla contemplazione, alla riflessione, al distacco dalle cose terrene in una sorta di bolla di sapone in cui anche il tempo è sospeso e rarefatto.

Trama
Hans Castorp è un "sano" borghese che decide di fare visita al cugino ammalato di tubercolosi e ricoverato in un sanatorio sulle Alpi Svizzere.

La realtà che Hans si troverà di fronte una volta giunto a destinazione sarà una dimensione quasi surreale, lontana anni luce dai rumori e dalle contingenze della pianura in cui egli vive. Il tempo scorre lento, scandito da semplici appuntamenti quotidiani e da conversazioni filosofiche, sogni e riflessioni solitarie, mentre lo spazio è ben definito entro le limitate geografie dell'istituto.

Qui Hans ha modo di conoscere alcuni personaggi che incarnano dei tipi comuni e diffusi nell'Europa della prima metà del Novecento, come Luigi Settembrini, intellettuale illuminista, e Leo Naphta, gesuita ancorato alle idee di un decadente romanticismo.

Il coinvolgimento emotivo ed intellettuale di Hans poi aumenterà quando scoprirà di aver contratto anch'egli la tubercolosi ma si tratterà di una situazione di estraniamento dalla realtà destinato a durare poco. Le atrocità del conflitto mondiale che si consuma al di là di questa isola fuori dal tempo incomberanno violentemente nelle vite dei protagonisti. Hans infatti verrà strappato dal sanatorio e catapultato sul campo di battaglia, un anonimo in mezzo ad altri anonimi combattenti, e cercherà nella morte un senso alla propria vita.
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6 commenti:

  1. Mi piace come hai definito questa opera di Mann:
    "un romanzo-saggio" e le tue riflessioni sulla tubercolosi e sulla malattia in genere.
    Lo lessi molti anni fa, questo libro, che appartiene ai libri che rimangono impressi.
    Grazie Stefania e buona giornata!
    Lara

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  2. Quella della tubercolosi come male quasi intellettuale mi mancava proprio... oggi piove e fa freddo, direi che un capolavoro di questo tipo è intonato al clima. :D

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  3. @Lara: sempre troppo buona... ma ad onor del vero, devo dire che le mie sono rielaborazioni e ricostruzioni personali di analisi e commenti letti in vari testi letterari cui faccio riferimento per essere certa di non scrivere stupidaggini.
    Grazie mille per essere passata!
    Buona giornata a te!
    Stefania
    @Laura: anche io lo vedo proprio indicato... in effetti!

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  4. la tisi... la malattia "romantica"... gli artisti erano affascinati da questa malattia...
    monica c.

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  5. in molti libri di letteratura è presente questa malattia e sono descritti i sanatori dove si rifugiavano per curarsi...Julie

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  6. Sono stato qualche volta al Waldhotel di Davos, l'ex Sanatorio Berghof dove Mann ambienta il romanzo: è uno stupendo 4 stelle superior, con ristorante (il refettorio di Settembrini) piscina, spa, saune, insomma, una favola di posto.

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