19 novembre 2012

Arria: eroina dell'antichità

Protagonista della vicenda qui di seguito riportata è una donna vissuta nel primo secolo D. C.. Si chiamava Arria ed era la moglie del generale Cecina Peto che, sotto il regno dell'imperatore Claudio, aveva partecipato ad una congiura fallimentare. 
In seguito a tale onta, a Cecina Peto venne intimato di autopunirsi con il suicidio ma l'uomo esitò, facendosi sopraffare dalla paura e dai dubbi.


A questo punto della storia entra in scena Arria, la coraggiosissima moglie del generale, la quale, pur di non far sfigurare il marito di fronte ad una richiesta dall'alto, trovò un modo molto particolare di infondergli il coraggio necessario per compiere quel gesto estremo che gli era stato richiesto. 
Senza pensarci tanto perciò, la donna brandì un pugnale e se lo puntò contro se stessa. Pochi secondi prima di esalare l'ultimo respiro, ella poi si rivolse al marito rassicurandolo e dicendo "Paete non dolet" ("Peto, non fa male"). Fu allora che il generale trovò la forza necessaria per compiere il proprio destino rivolgendo l'arma mortale contro se stesso.
Di Arria, stando ai racconti di Plinio, si narra anche un'altra vicenda che la mette in luce relativa ad un periodo in cui il suo amato marito attraversò un lungo periodo di malattia durante il quale la dolce donna gli tacque la morte di uno dei loro figli per evitare che le condizioni del consorte potessero peggiorare.
Queste caratteristiche positive resero Arria degna di essere ricordata anche e soprattutto come figura in contrapposizione a quella della corrotta Messalina. 

(Foto di Antmoose - Flickr)

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