21 novembre 2012

Il fu Mattia Pascal di Luigi Pirandello: la trama

Pubblicato nel 1904, "Il fu Mattia Pascal" è probabilmente il romanzo più noto scritto da Luigi Pirandello.
L'opera è suddivisa in tre parti ognuna delle quali non solo ospita come protagonista una diversa versione dello stesso personaggio principale calato in differenti modus vivendi ma è anche rappresentativa di specifiche forme di romanzo.




La prima di queste parti ha per protagonista il "fu" Mattia Pascal. Il racconto parte dal suo epilogo ed è narrato in prima persona da Mattia stesso che racconta di come egli ormai viva avulso dai meccanismi della società, in una sorta di non vita, rinchiuso all'interno di una biblioteca affatto frequentata cui dovrebbe accudire. La posizione anomala in cui si trova il protagonista in questa fase lo pone dunque fuori da un possibile avanzamento di trama, egli è impantanato nell'immobilità, nella stasi più totale come persona. Mattia - da "fu" Mattia - è dunque un personaggio a tutti gli effetti, una maschera, un estraneo alla vita in una condizione senza tempo che non prevede alcuno sviluppo della storia. Questa prima parte infatti è un classico esempio di antiromanzo, una formula narrativa in cui per l'appunto non è possibile alcun avanzamento nella trama, alcuno sviluppo nella storia.
La seconda parte invece parte dal passato, dall'origine di tutto. Mattia Pascal è ancora una persona a tutti gli effetti con un peso specifico nella società in cui si muove mettendo in modo la storia narrata. La vicenda è ambientata in un luogo campestre, al riparo dalla realtà industriale imperante nelle grandi città e il modulo di romanzo proposto è quello idillico-familiare. Questa arcadia iniziale però viene minata dall'arrivo di un rappresentante delle grandi civiltà delle macchine, il losco amministratore Batta Malagna che con il suo comportamento sleale spinge Mattia a vendicarsi di lui. Il Pascal escogita un tranello sentimentale, seducendo Romilda, donna da cui il Malagna vorrebbe un figlio, e ingravidando Oliva, la moglie dell'uomo. Ma la situazione piega presto a sfavore di Mattia che è costretto ad assistere al ricongiungimento familiare tra l'amministratore e Oliva e a convolare a nozze con Romilda che invece ambiva a sistemarsi con il Malagna. A partire da questo momento, la vita riserva a Mattia una serie di batoste che lo spingono a meditare il suicidio finché una grossa vincita al gioco e il ritrovamento di un cadavere a lui somigliante non lo convincono a farsi credere morto da tutti, scappare e cambiare identità.
La terza ed ultima parte si concentra sull'ultima versione del Pascal che, per questa nuova esperienza decide di chiamarsi Adriano Meis. La formula proposta dunque diventa quella del romanzo di formazione in quanto il protagonista deve reinventarsi un'esistenza, un nuovo io. L'ambientazione è quella delle grandi città industriali, nella fattispecie Roma, dove Adriano conosce e si innamora di Adriana. Peccato che l'angoscia e la paura di essere scoperto e l'impossibilità di poter contare su uno stato civile continuino a remare contro l'esito felice di questa relazione finché come segno di definitiva rottura con il passato, l'uomo decide di farsi operare all'occhio strabico. L'espediente però non basterà e presto Adriano dovrà fare i conti con nuove situazioni che lo vorranno perdente proprio in virtù dell'impossibilità di poter rivendicare alcun diritto da cittadino a tutti gli effetti. Non gli resta dunque che inscenare un nuovo suicidio sancendo definitivamente il fallimento della formazione di sè.
Si ritorna dunque alla prima parte del romanzo, Mattia è ormai il "fu" Mattia, un uomo fallito e spersonalizzato che rinuncia a rivendicare alcun diritto legale una volta ritornato in paese e trovata la moglie sposata ad un altro uomo. Decide piuttosto di estraniarsi completamente, di relegarsi in una non vita in cui egli non è persona ma personaggio, in cui gli è solo concesso di guardare vivere gli altri.
Mattia ha capito che nessuno stato civile e nessuna legge potranno mai garantirgli un'identità e che anzi piuttosto lo costringono a forma, a fredda definizione giuridica. Egli dunque preferisce ripiegare in una condizione di estraneità, al di là di qualunque meccanismo sociale come estremo atto di necessità.

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1 commento:

  1. Lui tapino... ma se l'è cercata! Pensa, l'ho riletto da poco :-)

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