19 giugno 2013

La diffusione dei mezzi di comunicazione di massa a partire dagli anni Venti e le scelte degli intellettuali

Durante gli anni Venti si assiste alla proliferazione e alla diffusione sempre più capillare dei mezzi di comunicazione di massa. 
Una tra i protagonisti più  apprezzati di tale rivoluzione è senza ombra di dubbio la radio. Grazie ad essa infatti le notizie in tempo reale entrano direttamente nelle famiglie italiane che si riuniscono attorno ad essa non solo per capire cosa succede nel mondo ma anche per puro divertimento, per ascoltare un concerto o per seguire un avvenimento sportivo.
La radio, in questi anni, diventa anche mezzo di propaganda politica, strumento attraverso il quale divulgare e il fascismo, in particolar modo, sfrutterà i vantaggi offerti da questo mezzo di comunicazione per raccogliere consensi.
Anche il cinema avrà un ruolo di tutto rispetto in questa rivoluzione epocale. A tener banco sono le pellicole lanciate da Hollywood che giungono in Italia e che riescono ad influenzare il pubblico e la mentalità con lo stile di vita americano ritratto nei film.
Si diffonde in tal modo l'amore per quella splendida fabbrica di sogni, per il divismo incarnato da alcuni attori, per la macchina della finzione in grado di riunire tutti per assistere ad uno spettacolo comune.
A far parte della quotidianità di ogni italiano rientrano anche i rotocalchi, forti di immagini fotografiche e reportage, ma anche i fumetti, la televisione, la musica, in particolare quella leggera, gli sport.
Tutte queste forme di espressione e di comunicazione cominciano a rendersi protagonisti di un processo assolutamente inedito ovvero l'omogeneizzazione del pubblico e la diffusione dei generi di massa. Tra questi, ad esempio, nel mondo della letteratura, spiccano certamente il romanzo rosa e il poliziesco che raccolgono consensi grazie rispettivamente ai romanzi di Liala e a quelli di Agatha Christie.
In questo panorama però alcuni intellettuali cominciano a ravvisare pericoli e possibili degenerazioni soprattutto a causo dell'uso di questi mezzi di comunicazione da parte delle dittature come strumenti per fidelizzare e conquistare con il potere della persuasione. Questa posizione porta alcuni di esse a rivendicare il ruolo dell'uomo di cultura elitario, colui che rifiuta la comunicazione massificata e che mostra disinteresse per la politica. 
Altri intellettuali al contrario sceglieranno proprio la strada dell'impegno politico, facendosi portavoce delle varie bandiere e usando la letteratura come strumento per cambiare il mondo. 

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(Foto di Gloverinc - Flickr)

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