18 giugno 2013

La foresta pluviale: l'ambiente della preistoria

Durante il periodo geologico del Miocene, i primati arboricoli, grazie alle loro caratteristiche strutturali, potevano contare su un ambiente a loro molto favorevole: la foresta pluviale.
Questa si estendeva praticamente ininterrotta tanto in Eurasia quanto in Africa, con peculiarità pressoché identiche. Si trattava di un habitat umido, con temperature comprese tra i 20 e 30°C e in cui le piogge erano frequentissime.
Una fitta coltre di foglie però impediva al sole di raggiungere il suolo e questa condizione aveva così portato alla nascita di habitat differenti a seconda delle altezze. La vita nelle foreste pluviali infatti si organizzava in verticale e non in orizzontale con una occupazione  che prevedeva spostamenti a terra. I vari animali dunque sfruttavano le risorse multistrato di questi ambienti e potevano contare su cibo, provviste e riparo a sufficienza, lautamente distribuiti.
Per i predatori, farsi largo nelle intricatissime foreste pluviali era davvero complicato permettendo in tal modo agli altri esseri viventi di vivere serenamente senza dover fare i conti con competizioni per la sopravvivenza.
I primati arboricoli trovavano in questo habitat tutte le condizioni ottimali per potersi muovere e alimentare grazie, ad esempio, alla loro grande agilità, alle mani prensili che risultavano essere ottime alleate nelle arrampicate, ma anche alle capacità cromatiche e alla vista binoculare che permetteva loro di identificare il cibo con estrema facilità, di afferrare i rami con precisione e di valutare correttamente le distanze tra uno spostamento e un altro.
Col trascorrere del tempo però le foreste pluviali cominciavano a diventare sempre più rare. Quelle che si inaridivano scivolavano in ambienti molto più simili al deserto e cominciavano quindi a proliferare le aree aperte. Come diretta conseguenza di ciò, anche gli ecosistemi cominciarono a frantumarsi in tanti piccoli e differenti altri ecosistemi e per i quadrumani l'adattamento alle nuove e vaste aree aperte era diventato di primaria importanza. 
Questo passaggio epocale segnava anche un cambiamento fondamentale per i primi ominidi che, una volta costretti a vivere in spazi aperti e con pochi alberi, cominciavano ad abituarsi ad una postura sempre più eretta. Alcuni studi sostengono che questo passaggio non riguardò però tutti i primati arboricoli ma soltanto quelli che mostravano una sorta di predisposizione a questo nuovo tipo di locomozione già durante il periodo dell'inaridimento delle foreste pluviali. Magari, se questo non si fosse verificato, queste specie sarebbero andate incontro all'estinzione.

-->

(Foto di Batrax - Flickr)

1 commento:

  1. ma che interessante questo post!
    monica c.

    RispondiElimina