6 marzo 2018

Cosa rimane di noi: trama e recensione

Cosa rimane di noi (Le indagini del Cieco Vol. 1) di [Sgarella, Manuel]Frutto della penna di un self publisher, Manuel Sgarella,  giornalista professionista che nel 2015 si affaccia per la prima volta al mondo della scrittura pubblicando "Il tempo che ci serve" mantenendo le prime postazioni nelle classifiche di vendite per svariate settimane, "Cosa rimane di noi" è un altro imperdibile romanzo.
Incontrastato numero uno nella sezione thriller e gialli di Amazon tra i libri più acquistati, "Cosa rimane di noi" ha per protagonista un uomo complesso e disperato, completamente smarrito. 
Si chiama Luca Morando ed è stato il miglior agente della task force antipedofilia. Conosciuto con il soprannome di Cieco, ha risolto decine e decine di casi di bambini scomparsi, eccetto il più delicato e personale. Sua figlia Martina, infatti, non è mai più stata ritrovata. Scomparsa nel nulla, sembra che la piccola sia finita vittima della malavita milanese, là dove fiorisce il mercato della pedofilia.
Il dolore, l'angoscia e lo strazio per questa perdita a Luca portano via tutto, corrodono e sgretolano in un mucchio di cenere il suo matrimonio con Nicole, mettono a repentaglio la sua carriera in Polizia tanto da costringerlo ad un congedo forzato a causa delle sue pessime condizioni psicofisiche e soprattutto lo rendono schiavo dell'alcool.
Quando tutto sembra ormai perso e distrutto per sempre, però, succede che qualche indizio e qualche strana circostanza sembrano portare nuovamente ad una buona pista per il ritrovamento di Martina.
Il Cieco deve assolutamente rivestire i panni del cacciatore, deve battere ogni possibile strada che possa riportarlo a sua figlia anche se ciò vuol dire muoversi in una Milano di loschi e marci figuri dove il degrado, la violenza e la corruzione la fanno da padrona.
Il Cieco dunque non ha da ritrovare solo sua figlia ma anche e soprattutto la speranza.

"Cosa rimane di noi" è uno di quei libri che non puoi non leggere tutto d'un fiato. Di quelli che solo all'ultima pagina ti permettono di recuperare il respiro. Di quelli che sono un viaggio tremendo e crudo ma, in ultima analisi, catartico e liberatorio. 
Manuel Sgarella sceglie un linguaggio concreto, spoglio e diretto con frasi corte e sincopate che non solo scandiscono il ritmo della narrazione ma sembrano riflettere il tormento del Cieco. I personaggi sono vivi e credibili, a volte fastidiosi nella loro verità. Il libro nel complesso è amaro e crudo, inquietante ma che lascia posto per una piccola fessurina di luce da qualche parte là in fondo. 

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